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A denunciare questa ulteriore agevolazione ai parlamentari è il leader di IdV Antonio Di Pietro. In un periodo di crisi la buvette decide di scontare il pranzo e i prodotti del bar di un 20%. Elenchiamo i prezzi: ora il caffè costa 42 centesimi, la spremuta 92, un panino con prosciutto 1 euro e 17, un tramezzino 96 centesimi, un cappuccino 58, il tè 84, la birra 1,60, un pasticcino 46 centesimi. Il ribasso ha interessato anche i prezzi del ristorante: un primo piatto è passato da 1,80 a 1,50 euro.
Di Pietro denuncia questo malcostume, come in passato ha sollevato la questione dei pianisti, quando alcuni parlamentari votano per quelli assenti. Un voto che ci costa 250 euro al giorno.
Troppe sono le agevolazioni, troppo alti sono gli stipendi, scarso l’impegno dei parlamentari. Questi prezzi applicati ai parlamentari che guadagnano somme grosse per mal governaci, sono davvero una vergogna e uno schiaffo alla miseria per chi soffre e tira a campare.
Pudore, è una parola che forse non esiste più tra i parlamentare italiani, è bene che si prendano provvedimenti contro questi cattivi esempi, e che la denuncia di Antonio DI Pietro non rimanga tale. E’ bene che il popolo italiano venga rappresentato degnamente in parlamento, è bene che il cittadino italiano scelga con la preferenze il proprio deputato.
Senza se e senza ma.
Antonio Civitillo
Si è deciso così di monitorare il tragitto con sofisticate telecamere e di montare sul percorso una serie di tutor. Le infrazione rilevate durante il periodo di test sono risultate essere circa diecimila al giorno. Una volta pubblicizzato e attivato ufficialmente il nuovo impianto, le infrazioni e le multe elevate in una settimana sono milletrecento.
Si è avuta anche una drastica riduzione degli incidenti: facendo un confronto con la stessa settimana dell’anno 2008 e del 2009, gli incidenti sono scesi da sette con 8 feriti a due incidenti con due feriti. Grande è stata la soddisfazione della società che gestisce la tangenziale.
In queste elaborazioni statistiche, grazie ai tutor, è stata rilevata anche una curiosità: una BMW durante il percorso ha mantenuto una media di 173Km all’ora.
Si vuol anche portare a conoscenza di tutti che le trecento multe elevate sono un numero basso rispetto al numero degli automobilisti che utilizzano la tangenziale solo lo 0,7 per mille.
Ma come per ogni cosa c’è il risvolto della medaglia. Infatti,non sono mancate le prime proteste e molti automobilisti chiedono che il limite di velocità venga aumentato da 80Km a 100Km all’ora. Molti altri, invece, hanno deciso di non utilizzare più la tangenziale, circa 300mila, arrecando una perdita settimanale in termini di introiti da pedaggio di circa 210mila euro.
Qualcuno scommette che le perdite aumenteranno. In più c’è un nuovo tormentone radiofonico: “Attenti al tutor” che ricalca le note di “Attenti al lupo”.
Forse i nostri amministratori pensano che dagli automobilisti si può ricavare un bel po’ di denaro per riempire le casse comunali, tentando di tappare i buchi generati dai loro sprechi, senza contare che la parola “privacy” diventa sempre più utopia.
Antonio Civitillo
Il nuovo governo chiede fiducia, ed usa il pugno duro contro chi manifesta e si oppone alle aperture delle discariche. Berlusconi emana un decreto – vergognoso - che punisce severamente gli organizzatori che incitano alla protesta.
A chiedere tempo e fiducia, non sono solo i vertici nazionali, ma anche il presidente della Regione Campania e il Sindaco di Napoli, continuando a sostenere di essere perfino pronti a collaborare con il nuovo governo, e invitando i cittadini a fare altrettanto.
Quindici anni e tanti milioni di euro sperperati forse non sono bastati: Bassolino e la Iervolino parlano come se a governarci, nell’utimo decennio, fosse stato qualcun altro.
Il tempo stimato per risolvere l’emergenza rifiuti è di altri 3 anni. Crederci?
Ai posteri l’ardua sentenza. Eppure basterebbe un semplice gesto per far riconquistare un pò fiducia ai campani verso le istituzioni.
Noi del quotidiano Ephemerides, pertanto, avanziamo una proposta: sciogliere la Regione Campania e il Comune di Napoli o far dimettere Bassolino e Iervolino; intanto emettere un bel decreto per bilanciare quello emesso contro gli organizzatori delle manifestazioni, per chi ha sperperato denaro pubblico ed assicurarsi che la pena inflitta, a chi ci ha mal governato, venga scontata.
Crediamo che la proposta da noi avanzata sia equa, solidale ed applicabile, i campani hanno già pagato un prezzo molto alto, morale, fisico ed economico, per negligenze commesse da chi ci governa. Riteniamo che sia davvero troppo chiedere ulteriore pazienza e far pagare ai soli cittadini che manifestano.
Antonio Civitillo
Data la posizione in cui si trova, il misterioso "scultore" ha dovuto portare l'attrezzatura via mare e compiuto, poi, il lavoro una volta arrivato sugli scogli. Eppure nonostante il vociferare delle persone che passeggiavano nella zona, l'arguta missione non ha lasciato traccia del realizzatore. Inosservata, certamente, non passerà: l'imponente e originale composizione si erge sul mare del litorale torrese, ben visibile dalla strada. In attesa di notizie sull'anonimo autore, la fionda continua a destare simpatia e curiosità nei passanti. Che sia questo un nuovo modo di dire la propria?
Gabriella Seme
E’ ormai un dato di fatto. Calcolatrice alla mano, il commissario Gianni De Gennaro ha ormai emesso la sua sentenza affermando che “dal 5 luglio le potenzialità di smaltimento delle 7.200 tonnellate prodotte giornalmente in Campania saranno inadeguate rispetto al fabbisogno”. Due mesi e poco più ci separano quindi da un nuovo collasso urbano causato da un’ennesima “emergenza rifiuti”.
Ma cosa significa “emergenza”? Ebbene, il termine più inflazionato degli ultimi tempi sta ad indicare una difficoltà improvvisa che richiede un intervento immediato. Risulta perciò lampante a tal proposito l’utilizzo del tutto incongruo della lingua italiana considerando che l’”emergenza rifiuti” in Campania è ormai un problema di ordinaria amministrazione da ben quattordici anni. Conviene allora rivalutare la situazione alla luce di una corretta lettura dei fatti per poi proporre le soluzioni più adeguate.
Quello dei rifiuti nel napoletano è un problema concreto. Duecento i comuni interessati che si ritroveranno nel bel mezzo della calura estiva a dover fare i conti con una ancor più grave crisi urbana stavolta connessa al rischio di malattie infettive. Il 5 luglio infatti le discariche ed i siti adibiti a contenere “temporaneamente” circa 700 mila tonnellate di immondizia saranno sature e scadranno sul finire dello stesso mese i quei contratti con la Germania che hanno finora consentito la spedizione oltralpe di 200 mila tonnellate di rifiuti. E nel frattempo che fare?
Nell’attesa si pensa ad un piano di priorità che, approvato dal neo presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, prevede l’apertura di due nuove impianti a Savignano Irpino e a Sant'Arcangelo Trimonte tesi a contenere l’”emergenza” prima dell’allestimento di una “piattaforma plurifunzionale” che sorgerà in Alta Irpinia, nel pianoro di Formicoso, con il compito di “accogliere” un numero imprecisato di milioni di tonnellate di immondizia.
Parola d’ordine? Anche in questo caso, tamponare! E la soluzione? Basta temporeggiare. Basta cercare capri espiatori. Basta usare i rifiuti come merce di scambio tra i potenti di turno. C’è bisogno di una politica fattiva che si assumi la responsabilità di interventi coerenti sul territorio, che investa in attività di raccolta differenziata, di recupero e riciclaggio dei materiali di scarto per un proficuo rapporto di collaborazione e fiducia con una popolazione da troppo tempo svilita ed offesa. Ridiamo dignità alla Campania. Il countdown è cominciato.
Annunziata R. Borriello
Ci sono, addirittura, agenzie specializzate che vendono (anche caro: uno stand domenicale costa intorno ai 3.500,00 euro) il kit completo “evento di piazza” che comprende: personale per la raccolta fondi, gazebo, sedie, tavolini e locandine. Certo, se l’associazione ha volontari e “suppellettili” urbane è meglio. In caso contrario… dovrà noleggiarle! Il prezzo, inoltre, si gonfia ulteriormente, com’è immaginabile, se si acquistano inserzioni sui giornali, si fa pubblicità in tv o alla radio o se si distribuiscono gadget a chi si ferma e fa un’offerta. Il costo medio di un service, all inclusive, per cento piazze?
Circa 400mila euro. Decisamente troppo, se si parla di devolvere il ricavato ai malati o ai più bisognosi!
Ti.Me
In “Scusa ma ti chiamo amore”, la solita liceale 17enne, prende una comprensibile sbandata per Raoul, pubblicitario con vent’anni in più. Il tutto condito dal repertorio, ormai classico, dei libri di Federico Moccia, da cui è tratta la trama. Silvio Muccino in “Parlami d’amore” rovescia il copione: questa volta è lui ad innamorarsi della prof quarantenne. Anche qui la sceneggiatura trae ispirazione da un libro scritto a quattro mani dallo stesso Muccino in collaborazione con Carla Evangelista.
Non è difficile poi rispolverare vecchi film per trovare questo comune clichè. Da “Il laureato”, cult di fine anni ’60, in cui l’astro nascente di Dustin Hoffman, ha una relazione con la celeberrima Mrs Robinson, cantata nell’omonima canzone da Simon and Garfunkel. O nel più recente “Diario di uno scandalo”, dove la Blanchett ama uno studente di quindici anni. Ma non bisogna andare dietro la macchina da presa per raccontare queste storie, che dicevamo essere di ordinaria quotidianità.
Oggi nessuno trova niente da ridere se il 63enne Michael Douglas sposa la bellissima Catherine Zeta Jones, o se Demi Moore (46 anni) presenta alle sue tre figlie ventenni, il loro padre-fratello Ashton Kutcher (29). Si perché il caso “uomo maturo-donna giovane”, è decisamente comune come il suo contrario “donna matura-uomo giovane”. E non bisogna neanche andare tra le stelle patinate oltreoceano per citare qualche esempio. Pensiamo al baratro trentennale tra il non verdissimo Flavio Briatore e la subrettina Gregoraci, o tra Amanda Lear e il suo (ex) compagno Manuel Casella. Se in tanti pensano che tali esempi rappresentano poche eccezioni alla regola, inserite per di più tra le file vip, è anche vero che lo squilibrio anagrafico conta sempre meno anche tra “l’ordinary people”.
Questa la spiegazione della psicoanalista Diana Norsa, autrice del saggio “Equivoci di Coppia”, che è disposta ad assolvere il nuovo trend: “Per carità, non ricorriamo subito al luogo comune di un fantomatico "Edipo non risolto"! Lui ama ancora la mamma, e in una donna matura ricerca la madre che non può avere tutta per sé! Lei era così gelosa della propria madre e del suo rapporto con il marito che ha sviluppato una perversa attrazione per uomini più vecchi, possibilmente sposati, al solo scopo di rubarli all'eterna rivale! Le ragioni non sono sempre queste. La coppia somiglia a un composto chimico, dove le valenze di un elemento devono trovare corrispondenza con altrettante valenze dell'altro. Una forte differenza di età ha il vantaggio di lasciare insature molte valenze: il bagaglio legato alla generazione di appartenenza, musica, mode, abitudini. Tutto questo produce interesse e curiosità verso l'altro. In una società caratterizzata dall'omologazione, la diversità genera desiderio che si rinnova”.
Sarà. Certo è che deve esserci stata una bella chimica anche tra Woody Allen e Soon Yi, figlia adottiva di Mia Farrow, storica compagna di Allen che agli inizi degli anni '90 preferì la figlioccia di 35 anni più giovane. La coppia, unita in matrimonio nel 1997 a Palazzo Cavalli, Venezia, gode ancora di ottima salute (lui 73, lei 37).
Storie dell’epoca Beautiful, oppure semplicemente amori asimmetrici?
Caterina A. Stuppia
Ma cerchiamo di capire meglio cosa è successo.
In Spagna è scoppiato circa 9 mesi fa uno scandalo che ha coinvolto Intervida Spagna, che è la casa madre di Intervita Italia, e che ha filiali anche in Francia, Stati Uniti e Giappone, su presunte irregolarità nella gestione dei fondi raccolti dagli oltre 340.000 sostenitori spagnoli. Gia dall’aprile 2007 alcuni giornali, come El Pais e Abc, davano l’allucinante notizia. La magistratura spagnola di Barcellona ha indagato i vertici dell'Associazione, per aver versato complessivamente 45 milioni di euro a conti personali e imprese create da Intervida: i soldi destinati ai bambini sembrano essere andati a pagare i debiti delle aziende. Solo ad agosto però l’inchiesta è culminata con l’accusa di “presunta” frode e di (sempre presunta) appropriazione indebita mossa a sei dirigenti, tra cui il fondatore sia della sede spagnola sia di quella italiana (Intervita), della quale ha mantenuto la presidenza fino a luglio 2007.
Come è andata a finire.
A luglio, in Italia è stato azzerato il consiglio direttivo facente capo all'inquisito presidente spagnolo e nuovi soci italiani ne hanno assunto il controllo, sia per rafforzare la propria indipendenza all’interno del network internazionale (Intervida World Alliance) sia come reazione a quanto stava accadendo in Spagna. Solo qualche giorno fa a migliaia di famiglie è giunta una breve comunicazione da Intervita, datata 23 novembre 2007, ma recapitata (chissà perché) a destinazione solo dopo le festività (forse perché a Natale siamo tutti più buoni con le donazioni), nella quale Intervita (Italia) si dissocia da Intervida (Spagna), e per assicurare la trasparenza e la buona fede, sospende le adozioni a distanza nel Sud America. Del tuo bambino non avrai più notizia. E neanche dell’effettiva destinazione dei soldi che hai versato per 2 anni.
Conclusioni.
Il tuo piccolo “amico” del Guatemala, sarà rimpiazzato con un altro bambino, questa volta del Senegal, magari per un'altra bufala a danno di chi davvero crede che oggigiorno valga ancora un gesto d’amore verso chi a più bisogno. Una bufala del cuore prima che del portafoglio, con la totale e complice omertà dei maggiori organi di informazione italiani.
Caterina A. Stuppia
Dagli elettrodomestici agli strumenti informatici, dagli oggetti di profumeria a quelli di gioielleria, dall'abbigliamento agli inossidabili apparecchi di telefonia mobile, a guidare la classifica dei prodotti più acquistati, risultano i regali per i bambini. Seguono il settore tessile, l'oggettistica, il campo alimentare e tecnologico. Un aumento significativo si registra anche per l'e-commerce, lo shopping effettuato online, che quest'anno otterrà un 5% sul totale degli acquisti.
Gli italiani a Natale non sembrano voler rinunciare proprio a nulla. Il dato preoccupante che però emerge, è che per comprare piccoli pensieri da donare ad amici e parenti, la maggior parte delle famiglie non mancherà di contrarre le più svariate tipologie di debito: rate, debito a consumo, carte di credito revolving, o addirittura la cessione di un quinto dello stipendio (cioè l'anticipo della liquidazione maturata negli anni di lavoro). Secondo l'associazione dei consumatori Telefono Blu, il credito al consumo è in volata, con una percentuale del 17% in più rispetto agli ultimi tre anni, ciò significa che gli italiani pur di concedersi le gioie superflue delle festività si indebitano fino al collo.
Una realtà che i mass media non mettono in luce, mostrando quei pochi fortunati, che raccontano di come hanno speso nelle boutique di Via Condotti. In ombra ci sono le microstorie di tanti, che utilizzeranno la tredicesima per il mutuo della casa, le bollette, o le tasse di fine e inizio anno. Un'Italia che nessuno ama raccontare, forse perchè a Natale "siamo tutti più buoni".
Caterina Assunta Stuppia
Infatti non solo il sistema giudiziario italiano liquida la realtà drammatica di un assassinio con una condanna agli arresti domiciliari presso un confortevole residence nella bella località turistica di San Benedetto del Tronto ma calpesta l’incommensurabile dolore dei familiari avallando inoltre in maniera pericolosa la già diffusa sfiducia nella legge.
A far da cornice infine ad uno scenario già di per se riprovevole, la “mossa” commerciale del pubblicitario Alessio Sundas che sembrerebbe aver usato lo stesso Ahmetovic, inoltre sul punto di pubblicare un suo memoriale, come testimonial per una nuova marca di prodotti d’abbigliamento,(di cui un fantomatico orologio messo all’asta su e-Bay ma del quale non vi è tuttora traccia), ispirati alla cultura gitana e quindi denominata “Linearom”.
A tutto questo risponde l’indignazione dei parenti delle vittime che guardano con speranza alla Corte di Cassazione mentre intanto infervorano le polemiche tra chi vede nella faccenda Sundas solo una “bufala” montata ad arte per fomentare l’odio razziale e chi invece si crogiola nell’idea di una meschina verità di speculazione.
E mentre il ministro Mastella “ha chiesto ai propri uffici di avviare accertamenti specifici sulle modalità del regime detentivo cui è attualmente sottoposto” e “sulla compatibilità di tale regime con lo svolgimento delle attività lucrative riportate dalla stampa” ci interroghiamo sulla vicenda nella ricerca vana di un aggettivo che possa definire la scandalosa amoralità di una società in cui violenza e avidità “pagano” contro ogni legge che possa dirsi umana.
Annunziata R. Borriello
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La responsabilità, per i presidenti delle società è sempre da additarsi a pochi ultrà facinorosi, per gli ultrà all'eccessiva “visibilità” in assetto antisommossa delle forze dell'ordine, per le forze dell’ordine ad una politica incapace di adottare misure adeguate, per la politica (così il cerchio si chiude), ai presidenti delle società conniventi con queste realtà, e forse più. Per l’opinione pubblica, la colpa è di tutti e di nessuno, e in sostanza, basta far versare le lacrime dovute ai parenti delle vittime, scattare belle foto della folla commossa ai funerali, fermare l’ingranaggio malato per 7 giorni, e “the show must go on”. Tutto torna esattamente come prima. Tanto vale la vita di una persona in Italia, quella settimana d’ipocrisia mediatica e poi il dramma sfiorisce nel dimenticatoio. Nessuno più ne parla. Almeno fino alla prossima tragedia.
Non penso sia eccessivo definire questa situazione grottesca che si materializza ogni qual volta “scappa il morto”, in maniera arendtiana, il riflesso fedele di quello che la pensatrice tedesca chiamava “la banalità del male”. Assenza di giudizio, mancanza di senso critico e di coscienza morale: questo è il male. Il male radicale è dimenticare le azioni appena commesse, litigare sull’ideologia giusta o sbagliata, senza mettere in atto una soluzione concreta. Togliamo lo sport ai violenti e restituiamolo ai tifosi.
Iniziamo a concederci il giusto tempo per pensare il da farsi, chiudendo le porte degli stadi un annetto. In questo tempo, invece di chiederci se quest’atto contro la bellezza dello sport, lede la sensibilità dei veri tifosi (i veri tifosi ora sono più lesi dalla costrizione di vedere la partita sul digitale terrestre, con il timore di prendere allo stadio un motorino in testa), stiliamo delle norme semplici e attuabili. biglietti vanno venduti solo a chi presenta un documento. Ad ogni nominativo assegniamo un posto numerato, con l’obbligo di occuparlo esclusivamente. Muniamo tutti gli stadi di telecamere per identificare chiunque in qualsiasi momento. Avere ognuno sotto il controllo degli occhi delle telecamere, permetterebbe di rinunciare sia alle barriere umane (poliziotti), sia a quelle non-umane (fossati e recinzioni), che fanno dello stadio una sorta di campo d’internamento. Infine, condiamo il pacchetto, con pene certe per chi non segue le regole: ai violenti diamo un carcere “serio”, ai semplici disobbedienti neghiamo lo stadio a vita, per gli altri (i veri tifosi), ci sarà solo da gustare uno spettacolo vissuto in piena tranquillità.
Sicuramente anche le nostre sono “chiacchiere” mediatiche, e finiranno nel dimenticatoio dell’etere, ma almeno questa volta possiamo dare a quella piccola e sempre pulsante parte di noi, la nostra coscienza, il merito di aver ragionato con una facoltà di pensiero libera e critica.
Caterina A. Stuppia
Eppure non è tutto oro quello che luccica.
La generazione, che si affaccia nel terzo millennio, ha pochi punti saldi e molti interrogativi: l’incubo di un lavoro precario, il sogno di un tetto e quattro mura, la paura di un sistema pensionistico che non garantisce una vecchiaia agevole. I giovani italiani sono spesso accusati di pensare poco al futuro. Forse perché sono più preoccupati per il presente. La disoccupazione è il grande cancro che affligge il nostro Paese. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, recita la Costituzione.
Eppure a tre anni dalla laurea, metà dei laureati meridionali è disoccupato.
Anche il 43% dei laureati con il massimo dei voti risulta disoccupato, a fronte dei giovani del Centro-Nord: oltre l'80% dei fuori corso da più di tre anni ha in ogni modo trovato un'occupazione. Scandaloso e inefficiente la funzione dei collocamenti. Senza considerare che al Sud un laureato su quattro trova lavoro, grazie a canali "informali": spintarelle e raccomandazioni, che di fatto, annullano le credenziali universitarie, di chi ha per tanti anni sgobbato sui libri. Beati questi giovani, però verrebbe da dire, che hanno l’opportunità di studiare sette anni (laurea triennale, laurea specialistica, Siss), per diventare professore alla veneranda età di 50 primavere, dopo 20 anni di supplenze da precari e pendolarismo Sud-Nord.
Oppure beati i nostri padri. Se a loro nel 1965 per comprare casa, bastava mettere in fila 3 anni di stipendio, oggi noi ne dobbiamo mettere in conto ben 24.
Caterina A. Stuppia
La ricerca di armonia si scontra inevitabilmente con un sostrato di conflittualità che emerge preponderante in ogni dove e in ogni quando. Integrazione ed emarginazione costituiscono i due volti di una realtà sociale prismatica all’interno della quale assistiamo spesso impassibili al continuo interscambio di ruoli tra empatia ed indifferenza. Ma cosa rende alcuni uomini capaci di un così forte sentire tale da disporli alla comunicazione con il prossimo condividendone le esperienze e cosa invece raggela gli animi armandoli di una corazza di totale estraneità all’altrui vivere?
Quotidianamente veniamo bombardati dai media con notizie che lasciano sgomenti ed incapaci di darci risposte plausibili. Non ultima in ordine di tempo la vicenda dello studente ischitano di quattordici anni impiccatosi due settimane fa probabilmente perchè schiacciato dalla “colpa” di non essersi uniformato alla massa e di aver cercato un varco in una società purtroppo divenuta un composto indigesto di cultura dell’”avere” e dell’”apparire”.
Atti inconsulti, violenze, morti inspiegabili, follie. Una realtà allo sbando sotto l’egida dell’Ego, quell’ego che avvelena lo spirito allontanandoci dall’essere autentico. Madre Teresa di Calcutta diceva: “Non possiamo parlare finché non ascoltiamo. Quando avremo il cuore colmo, la bocca parlerà, la mente penserà”. Parole che sembrerebbero stonare nell’era del fantomatico “villaggio globale” e che pur tuttavia non fanno che avallare un paradosso inscritto nel dna della civiltà attuale laddove conoscenza e comunicazione divengono solo strumenti di abuso.
Annunziata R. Borriello
Il neonato è gay.
Questa l’ultima trovata che la Regione Toscana con il patrocinio del ministero delle Pari opportunità, ha promosso per la sua campagna contro le discriminazioni sessuali, con l’effetto immediato d’infinite polemiche e proteste. Il manifesto sarà affisso sui muri della città, negli uffici, davanti alle scuole.
Una vera presa di posizione. O meglio un bell’attacco sferrato a tutto quel retroterra d’ignoranza e pregiudizio, che in Italia ancora più che in altri Paesi europei, soggiace, quando ci si accosta al campo minato (dalla Chiesa Cattolica in primis) della sessualità. Certo se sono serviti quattro secoli per riabilitare il luminare Galileo, purtroppo tanti altri ne serviranno per formare delle coscienze individuali e responsabili che sapranno allontanarsi dall’assurda pretesa, di considerare l’omosessualità come un qualcosa “che va contronatura”.
Si, perché come recita il manifesto “l’orientamento sessuale non è una scelta”. Amare persone dello stesso sesso è un’inclinazione naturale. Un orientamento, che può esplodere nell’adolescenza o può manifestarsi in età più avanzata, che può essere represso o sottaciuto, ma che connota inscindibilmente l’individuo per tutta la sua vita. Non un vizio, ma un’attitudine che va rispettata, riconosciuta e garantita a livello sociale, morale e politico.
Il dibattito tra natura e cultura è chiuso. Quel neonato non è geneticamente omosessuale, ma quando scoprirà d’essere tale non sarà perché lo ha scelto, ma perché la natura è magnificamente multiforme, e le infinite differenze che crea, dovrebbero essere salvaguardate e non denigrate. Superiamo quest’assurda paura dell’estraneo, dello straniero, dell’insolito, affinché ci sia una diversità sessuale seria e libera.
Se poi è appropriato o meno, il mezzo pubblicitario in questo caso utilizzato, per esprimere crudamente una così limpida verità (ancora a molti però indifferente), la questione è aperta.
Caterina A. Stuppia
(p)Link
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