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Lavoro in Italia. Cose di casa nostra
Di La Redazione (del 20/11/2007 @ 12:06:46, in Editoriale, linkato 941 volte)
E’ opinione comune, che essere giovani oggi sia una vera “fortuna”. La società contemporanea, infatti, concede alle nuove generazioni molte più opportunità di una volta: s’invoca una maggior libertà, si pensa ad un’esistenza dinamica e movimentata, si viaggia per il mondo, si fa sport, si seguono le mode. Tutte condizioni, che ad una prima e affrettata osservazione, sembrano prerogative ideali, per una condotta di vita migliore rispetto a quella dei nostri genitori e nonni.
Eppure non è tutto oro quello che luccica.
La generazione, che si affaccia nel terzo millennio, ha pochi punti saldi e molti interrogativi: l’incubo di un lavoro precario, il sogno di un tetto e quattro mura, la paura di un sistema pensionistico che non garantisce una vecchiaia agevole. I giovani italiani sono spesso accusati di pensare poco al futuro. Forse perché sono più preoccupati per il presente. La disoccupazione è il grande cancro che affligge il nostro Paese. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, recita la Costituzione.
Eppure a tre anni dalla laurea, metà dei laureati meridionali è disoccupato.
Anche il 43% dei laureati con il massimo dei voti risulta disoccupato, a fronte dei giovani del Centro-Nord: oltre l'80% dei fuori corso da più di tre anni ha in ogni modo trovato un'occupazione. Scandaloso e inefficiente la funzione dei collocamenti. Senza considerare che al Sud un laureato su quattro trova lavoro, grazie a canali "informali": spintarelle e raccomandazioni, che di fatto, annullano le credenziali universitarie, di chi ha per tanti anni sgobbato sui libri. Beati questi giovani, però verrebbe da dire, che hanno l’opportunità di studiare sette anni (laurea triennale, laurea specialistica, Siss), per diventare professore alla veneranda età di 50 primavere, dopo 20 anni di supplenze da precari e pendolarismo Sud-Nord.
Oppure beati i nostri padri. Se a loro nel 1965 per comprare casa, bastava mettere in fila 3 anni di stipendio, oggi noi ne dobbiamo mettere in conto ben 24.
Caterina A. Stuppia
Eppure non è tutto oro quello che luccica.
La generazione, che si affaccia nel terzo millennio, ha pochi punti saldi e molti interrogativi: l’incubo di un lavoro precario, il sogno di un tetto e quattro mura, la paura di un sistema pensionistico che non garantisce una vecchiaia agevole. I giovani italiani sono spesso accusati di pensare poco al futuro. Forse perché sono più preoccupati per il presente. La disoccupazione è il grande cancro che affligge il nostro Paese. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, recita la Costituzione.
Eppure a tre anni dalla laurea, metà dei laureati meridionali è disoccupato.
Anche il 43% dei laureati con il massimo dei voti risulta disoccupato, a fronte dei giovani del Centro-Nord: oltre l'80% dei fuori corso da più di tre anni ha in ogni modo trovato un'occupazione. Scandaloso e inefficiente la funzione dei collocamenti. Senza considerare che al Sud un laureato su quattro trova lavoro, grazie a canali "informali": spintarelle e raccomandazioni, che di fatto, annullano le credenziali universitarie, di chi ha per tanti anni sgobbato sui libri. Beati questi giovani, però verrebbe da dire, che hanno l’opportunità di studiare sette anni (laurea triennale, laurea specialistica, Siss), per diventare professore alla veneranda età di 50 primavere, dopo 20 anni di supplenze da precari e pendolarismo Sud-Nord.
Oppure beati i nostri padri. Se a loro nel 1965 per comprare casa, bastava mettere in fila 3 anni di stipendio, oggi noi ne dobbiamo mettere in conto ben 24.
Caterina A. Stuppia
è proprio così... ma oltre a rilevare i dati è necessario trovare non una soluzione, ma almeno una chiave di volta.
A tal proposito vi invito a frequentare RiGenerazione,un blog che si occupa proprio di questo e che fornisce news di bandi, concorsi ed opportunità per i giovani. Abbiamo bisogno di tutte le idee!
A tal proposito vi invito a frequentare RiGenerazione,un blog che si occupa proprio di questo e che fornisce news di bandi, concorsi ed opportunità per i giovani. Abbiamo bisogno di tutte le idee!
Di
Franny
(inviato il 21/11/2007 @ 12:12:39)
L'Italia è una Repubblica fondata...sui furbetti! Ognuno cerca di fregare l'altro, non c'è meritocrazia e chi può prendersi na bella raccomandazione lo fa con piacere...e chi non ce l'ha...beh cerca di procurarsela: ))
Di
Lettrice81
(inviato il 21/11/2007 @ 12:39:23)
Io credo che viviamo in un sistema in cui tutto è da rifare. Gli imprenditori del nord e quelli del sud investono con i soldi dei finaziamenti europei della 488 e altre agevolazioni. Ci sono infinite aree industriali nel sud Italia, tutte urbanizzate e completate con fabbriche mai avviate o avviate per il tempo strettamente necessario per riscattare i mutui contratti con le banche e per sottrarre soldi allo stato e poi via. Ci vogliono migliori garanzie e maggiori controlli. La miseria dilaga in maniera esponenziale. Il lavoro è solo di tipo precario. La radio lancia messaggi indicando i supermercati dove si può lasciare un po’ di spesa per famiglie che non riescono a raggiungere la fine del mese. Insomma s’intravede lo scorcio di una realtà apocalittica, di stampo metafisico-surreale come nei dipinti di Magritte e di De Chirico. Lo stato siamo noi e soltanto noi possiamo far cambiare le regole del gioco.
Di
Riccardo
(inviato il 23/11/2007 @ 14:01:38)
Purtroppo la nostra unica opportunità è emigrare al Nord o all'estero. Vediamola anche in positivo. E' una marcia in più che abbiamo noi giovani del sud, quella di rimboccarci le maniche e prendere una strada più sacrificata per costruirci un futuro. Altro che bamboccioni.
Di
Elena75
(inviato il 30/11/2007 @ 12:40:49)
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