domenica , gennaio 20 2019
Banner_LPMAPA_100 Tazza 100x300 Tazza 100x300




Short Theatre, La forza sta nell’accadimento

“Roma – Il festival multidisciplinare Short Theatre ogni anno costruisce e ricompone una vera e propria “comunità teatrale” (di spettatori, operatori e artisti), accogliendola negli spazi de la Pelanda – centro di produzione culturale all’interno del MACRO – sede centrale del festival e, domenica 13 settembre, anche al Teatro India e alla Biblioteca Vallicelliana, per due eventi specifici. Quest’anno Short Theatre tocca il traguardo dei dieci anni scegliendo il sottotitolo – “NOSTALGIA DI FUTURO”- che richiama l’anniversario e un primo cammino compiuto. Tra gli spettacoli in cartellone anche “MDLSX” della compagnia “MOTUS”,che vede al centro della scena Silvia Calderoni protagonista di un’intima e inquietante confessione sulla sua essenza più profonda.
* * * * *
MDLSX-Motus-TeatroRiportiamo l’intervista e le impressioni di una giovane collaboratrice del nostro giornale che, per una divertente coincidenza, ha lo stesso nome e città di provenienza della protagonista di MDLSX.”

Mi sono preparata mentalmente a lungo per incontrare la mia omnima lughese Silvia Calderoni, attrice della compagnia teatrale Motus (in questi giorni in tour in tutta Europa con lo spettacolo MDLSX) e vincitrice di numerosi premi teatrali.
Entrati in una sala, attendemmo: per terra c’era un triangolo di tessuto argentato e in fondo un tavolo con tutti gli oggetti di scena. Partì un video autobiografico dell’attrice ed io trattenni il respiro.
Tutta la sala trattenne il repiro.
Quell’ora e venti minuti di spettacolo passò veloce, ma intensamente.
I temi affrontati sono talmente attuali che ti colpiscono infinite volte. Le luci, le musiche, le parole accompagnate dalle immagini proiettate e dai movimenti di Silvia, sono tutti in perfetta sintonia fra di loro e pare di essere all’interno di un film, pare di essere in un’altra dimensione, estranea al reale, ma infinitamente vera ed attuale. Non c’è spazio per respirare, ci si trattiene fino alla fine, fino al video che chiude l’opera d’arte, dove Silvia-ragazza balla con suo padre, ed è lì che la tensione esce e si tramuta in lacrime. Questa è, all’avviso di chi scrive, un’opera d’arte assolutamente incatalogabile ed estremamente bella. Forse è anche questo uno dei messaggi dell’opera stessa: la bellezza non ha bisogno di catalogazione, di identificazione di sesso, di appartenere a un gruppo. La bellezza è bellezza in quanto tale, androgina e pura.

Non è vero che il teatro contemporaneo, così come l’arte contemporanea, sono lontani da noi. Non è vero che “posso farlo anche io”, non è vero che si tratta di cose che la maggior parte della gente non può capire. Quest’opera ne è la prova. La verità è un’altra, ovvero che il teatro, le mostre, i balletti, in generale ci spaventano. (E se magari ci sembra – scioccamente – più semplice da “capire” un quadro di Botticelli, perchè è bello in modo intuitivo, ovvero senza che nessuno ti spieghi perchè è bello, il taglio di Fontana sulla tela no, è incomprensibile, “potevo farlo anche io” e quindi è brutto. Ma non è così. L’arte contemporanea in tutte le sue forme merita la stessa considerazione di tutte le altre arti, se non di più, poichè parla dell’uomo contemporaneo, ovvero di noi.
Il giorno dopo lo spettacolo ho avuto l’opportunità di prendermi una birra con la mia omonima. Era da tempo, come dicevo, che aspettavo questo momento: la cosa che mi ha colpita di più è stata la sua immensa generosità e disponibilità nel raccontarsi.
Siamo solo tante sfumature dell’essere
Chiedendole se fosse più complicato mettere in scena esperienze personali rispetto a personaggi lontani dal suo essere, la sua risposta è stata che quando si mette in scena qualcosa, qualunque essa sia, c’è sempre qualcosa di proprio. “La Calliope dello spettacolo non sono io, le mie parti autobiografiche riguardano solo la parte video, però sono verosimili e quindi potrebbero accadere a me come a chiunque altro. Dovremmo riappropiarci di questa parola, verosimile.”

La felicità che accompagna il disastro
Silvia fa uso, nella sua arte, del suo corpo e quindi anche della nudità. Ma il tabù del nudo è stato largamente abbattuto negli anni ’60 e ’70: era un elemento di scandalo e di trasgressione nei confronti della società. Oggi quale può essere la funzione della nudità?
“Le cose, come il nudo, possono anche essere fatte, secondo me, senza un senso preciso, ma indubbiamente devono avere una forza. Per avere una forza devono essere in grado di suscitare un certo tipo di attenzione nel pubblico, ovvero quando non si sa che cosa si sta guardando ma si sa che sta accadendo qualcosa. C’è qualcosa in atto. La forza sta nell’accadimento.”

Io sono un soggetto politico
I lavori di Silvia hanno un forte messaggio politico, ma quanto è importante parlare di politica a teatro e quanto il teatro stesso può influenzare il suo pubblico?
“Innanzitutto c’è da dire che il teatro ha un bacino di spettatori molto più basso rispetto alle altre arti e che quindi il messaggio politico, quando c’è, arriva a poche persone. Inoltre con il teatro non si vogliono influenzare le persone, ma dare un’altra versione del problema, ampliare le risposte possibili. Dopodichè c’è da dire che la politica è ovunque, e non mi sto riferendo alla politica che si fa in Parlamento, quella è qualcosa che non mi appartiene. La politica è ovunque poichè, per esempio, il modo in cui scegliamo di vivere è una scelta politica e io non posso non portare in scena questi temi poichè io stessa sono un soggetto politico. Moliere stesso, nei suoi testi, parlava della borghesia del suo tempo: a modo suo lui parlava di politica. Ogni arte e ogni manifestazione di quella stessa arte è frutto del suo tempo e noi dobbiamo riappropiarci della parola politica”.

Check Also

Antro Versi “A Cuma per la Sibilla” 🗓

Versi da dentro, dal profondo dell’anima e dall’interno di un luogo fisico e metafisico come …